PFAFF UWE

— Scultore

Uwe Pfaff è nato nel 1947 in Germania, dove è cresciuto prima di emigrare in Sudafrica nel 1970. Il suo primo lavoro fu per una ditta tedesca come disegnatore di macchinari per il taglio della pietra. L’anno seguente parte per Città del Capo, dove lavora, tra le altre cose, come designer per una ditta che produce condizionatori. Nel 1975 prende le prime lezioni di pittura e scultura al Cape Town Art Centre ed un anno dopo tiene la sua prima mostra personale. In seguito a un periodo di pausa, Uwe è tornato svolgere il suo lavoro di artista alla fine degli anni ’90. Le serigrafie e ciò che l’artista definisce come “quadri metallici” riscuotono subito successo alla prima mostra dedicata alla serie di opere. A questo punto Uwe dimostra una rinnovata propensione il concept di arte che ha elaborato, in due tipologie di opere. Entrambe comprendono immagini semplici ma composte e animate da pattern complessi ma, mentre le serigrafie sono caratterizzate dal chiacchiericcio incessante di un monologo interiore, i lavori in metallo si affermano in maniera molto più audace. È proprio a questi che Uwe ha rivolto la sua attenzione, sperimentando materiali, dimensioni e forme. L’artista realizza le opere ritagliando le forme da lastre di acciaio. Le complesse filigrane descrivono la semplice forma di una testa o di una figura che, proprio per la loro precisa natura, ricordano la formazione di Uwe come progettista, così pure il loro movimento ricorda la sua irrequietezza. Uwe invoca archetipi mitici come esseri umani, animali, strumenti, elementi e vari ibridi di questi. Descritti come se fossero superfici perforate, si è tentati dall’interpretare i pezzi in termini di spazi positivi e negativi, ma questo conferisce una ponderazione diseguale tra i due. È nella relazione tra i due, nel compenetrarsi tra figura e sfondo e nella relazione tra spazio e forma che le opere di Uwe hanno origine. Le sue linee “a pelle di lucertola” non fanno prevalere né il positivo né il negativo. I metalli lucidi conducono ad un ulteriore livello di ambiguità, ma il peso corporeo degli oggetti li fa rimanere ben saldi. È qui che il suo cast di personaggi e oggetti si assemblano spontaneamente per dar vita a delle storie, le cui trame non sono ancora state raccontate. All’inizio del nuovo millennio, l’irrequietezza di Uwe torna ancora una volta e lo spinge a sperimentare con gli avanzi ricavati dai suoi tagli nell’acciaio. Queste diventano vere e proprie opere. In un altro stato di ispirazione, scopre che, colpendole, le sue sculture diventano strumenti musicali polifonici. Successivamente ha organizzato una performance, utilizzando queste opere, con il Flying Cow Gratuitous Noise Ensemble. Uwe sembra sempre molto più interessato all’energia contenuta nei materiali di queste sculture che si genera, come un fantasma, dal processo di taglio. Questa energia, che l’artista sembra rivendicare, manifesta sé stessa nei toni musicali e nelle trame a cui le opere danno luogo.